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Il Castello

 

Il Castello Fortezza di Santa Severina è difficilmente databile poichè conserva tracce talmente significative dei vari passaggi strutturali da renderlo unico nel suo genere. Nato come Kastron bizantino con costruzioni ecclesiali e militari, fu violentato dai Normanni che obliterarono la presenza bizantina restituitaci, in piccola ma significativa parte, dagli esemplari restauri. Secondo la storiografia successiva e prima che iniziassero le indagini tecnico-scientifiche delle due Soprintendenze (quella Archeologica e quella dei Beni Culturali) l'intera e definitiva ristrutturazione veniva assegnata ai Carafa (come per altro risultava dai documenti del 1521 e del 1653) tant'è che il complesso castellense veniva indicato come Castello Caraffa. Secondo il parere dei tecnici delle due soprintendenze l'intero mastio, che e poi la parte più appariscente dell'antico maniero, è una costruzione dovuta esclusivamente agli Angioini.

 
 

Tale diagnosi, nonostante le conoscenze storiche ed il fatto che nel periodo angioino Santa Severina viveva il suo maggiore e più florido stato di autonomia e che nessuna fonte storica, archeologica o numismatica ci indica una presenza angioina tanto lunga e significativa nel nostro paese, non può che piacevolmente sorprenderci. Le nostre perplessità  di ordine storico devono essere superate alla luce dei qualificati giudizi espressi negli studi pubblicati a cura del Ministero dei Beni Culturali (P. Lopetrone, Il Castello-Fortezza di Santa Severina, Pubblisfera, S. Giovanni in Fiore 1995 e AA.VV. Il Castello di Santa Severina, Rubbettino, Soveria Mannelli 1998). Ad Andrea Carafa, sempre secondo questi risultati che devono essere considerati, ad oggi, definitivi si assegnano tutte le strutture difensive comprendenti la parte bastionata, le porte della città  ed i rivellini che assicuravano la difesa della roccaforte mentre a Galeotto si assegna la costruzione del Belvedere e ad Andrea e Vespasiano solo piccoli aggiustamenti e completamenti della struttura. La stessa cosa può dirsi dei successivi feudatari, i Ruffo e gli Sculco, mentre un giudizio diverso deve essere espresso per i Grutter che, in oltre un secolo di dominio e venuta meno le necessità  di difesa, trasformarono il mastio della fortezza in dimora nobiliare arredandola e affrescandola con i pregevoli decori di Francesco Jordano.

 

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