| Tale diagnosi, nonostante le conoscenze storiche ed il
fatto che nel periodo angioino Santa Severina viveva il suo maggiore e
più florido stato di autonomia e che nessuna fonte storica, archeologica
o numismatica ci indica una presenza angioina tanto lunga e significativa
nel nostro paese, non può che piacevolmente sorprenderci. Le nostre perplessità
di ordine storico devono essere superate alla luce dei qualificati giudizi
espressi negli studi pubblicati a cura del Ministero dei Beni Culturali
(P. Lopetrone, Il Castello-Fortezza di Santa Severina, Pubblisfera, S.
Giovanni in Fiore 1995 e AA.VV. Il Castello di Santa Severina, Rubbettino,
Soveria Mannelli 1998). Ad Andrea Carafa, sempre secondo questi risultati
che devono essere considerati, ad oggi, definitivi si assegnano tutte
le strutture difensive comprendenti la parte bastionata, le porte della
città ed i rivellini che assicuravano la difesa della roccaforte mentre
a Galeotto si assegna la costruzione del Belvedere e ad Andrea e Vespasiano
solo piccoli aggiustamenti e completamenti della struttura. La stessa
cosa può dirsi dei successivi feudatari, i Ruffo e gli Sculco, mentre
un giudizio diverso deve essere espresso per i Grutter che, in oltre un
secolo di dominio e venuta meno le necessità di difesa, trasformarono
il mastio della fortezza in dimora nobiliare arredandola e affrescandola
con i pregevoli decori di Francesco Jordano.
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