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Occupata dagli Arabi nell'840 fu da essi tenuta, baluardo strategico sulla valle del Neto, fino all'885-886 quando Niceforo Foca, valoroso generale bizantino di Basilio I espugna Santa Severina e riconsegna all'Impero di Bisanzio la città  rimasta, nonostante l'occupazione araba durata quasi mezzo secolo, grecanica nei costumi, negli usi, nell'animo religioso. Non meraviglia quindi che Santa Severina per i suoi requisiti storici, geografici ed etnici assurgesse a centro ideale per la difesa degli interessi bizantini in Calabria. La sua importanza strategica e la necessità di farne il caposaldo contro i tentativi espansionistici della Chiesa di Roma furono i presupposti per la creazione della nuova metropolia che si aggiunse alla sola esistente in Calabria, quella di Reggio. Mentre ancora si discetta sulla data precisa della sua creazione si è portati, considerando fonte attendibile e primaria la Diatiposi di Leone VI (886-911) a fissarne la nascita verso la fine del IX sec. Si apre allora il periodo più luminoso per lo sviluppo della cultura bizantina che lascerà  tracce significative con l'edificazione del Battistero e della chiesa di Santa Filomena.

 
 
 
 

Dopo quasi due secoli di dominio bizantino i Normanni di Roberto il Guiscardo espugnarono la fortezza nella quale si era rifugiato Abelardo ribellatosi allo zio. Inizia allora il graduale cambiamento degli ordinamenti civili e militari mentre quelli ecclesiastici conservano ancora per molto tempo il rito greco. Estintosi il dominio normanno, Santa Severina vive un lungo periodo di privilegi ed autonomie che, tranne qualche breve pausa, le assegnano il ruolo di città  demaniale (esempio emblematico nel Mezzogiorno italiano) fino all'ultimo diploma di Ferdinando I del 26 Febbraio 1466 che, riconoscendo tutti i privilegi, concede alla nostra università  un'autonomia che era il riconoscimento di un'organizzazione sociale con un potere elettivo delle varie magistrature (sindaci, giurati, etc.) con attribuzioni proprie e ben determinate a cui venivano preposti cittadini eletti liberamente dal popolo.
Questo consolidato sistema di autonomia e di libertà  viene scosso ed abbattuto da Federico d'Aragona quando, con regio decreto del 14 Ottobre 1496, concede in feudo ad Andrea Carafa futuro luogotenente del Regno e suo eroico generale, la nostra città . E si spiega, dati questi precedenti, la riluttanza e la fiera opposizione dei santaseverinesi a farsi infeudare. E' quello il periodo degli assedi e della resistenza ad oltranza prima che Santa Severina piombi nella servitù feudale, aggravata dall'ira di Andrea che si vendica confiscando, uccidendo, opprimendo.
Morto Andrea senza figli gli subentra il nipote Galeotto che interviene col suo patrimonio per alleviare lo stato di miseria in cui versa la popolazione e costruisce nel Castello il Belvedere ricavato nello spazio interposto tra i due bastioni del lato orientale.

 
 
 
 

Galeotto muore tra il compianto generale il 26 Aprile 1556 e gli succede nel contado il figlio Andrea che eredita un feudo rimpicciolito e carico di debiti.
Tale situazione peggiora ancora con Vespasiano che succede al padre nel 1569 ed esercita il suo dominio costretto a sempre nuovi e pesanti debiti che a stento riesce ad onorare. Quando muore senza eredi nel 1599 si estingue il contado dei Carafa ed il feudo passa alla Regia Corte che lo cede nel 1608 a Vincenzo Ruffo principe di Scilla. Alla morte del principe avvenuta il 3 Giugno 1616 subentra la figlia Giovanna che muore nel 1650, dopo trentaquattro anni di dominio. Le succede il figlio Francesco Maria che, oberato dai debiti contratti dalla madre, si vede porre all'asta il feudo che viene aggiudicato al patrizio crotonese Carlo Sculco. A costui, morto di peste il 30 aprile 1656, succede il figlio Giovanni Andrea a cui Filippo II concede il titolo di duca. Gli subentra il figlio Domenico che muore il 1687 senza eredi e si estingue con lui il diritto alla successione della famiglia Sculco. Nel 1691 Donna Cecilia Carrara si aggiudica all'asta per 102.000 ducati il feudo intestandolo al figlio D. Antonio Grutter senza titolo. Nel 1732 Carlo III gli conferisce il titolo di principe di Santa Severina.
Alla sua morte gli succede il figlio Pier Matteo che rimane al governo della città  fino alla morte avvenuta il 4 Novembre 1751. L'eredità  feudale viene raccolta dal figlio Gennaro che muore nel 1756, poi da Antonio che muore a Napoli nel 1804. Ultimo feudatario è Gennaro Grutter, figlio di Antonio che, abolita la feudalità  con la legge del 2 Aprile 1806, rimase possessore del solo titolo di principe che passa, per il ramo femminile, a Vincenzo De Giovanni.
Nell'800 Santa Severina è uno dei tanti paesi meridionali che vive supinamente prima sotto i Borboni e poi nell'Italia unita.

 

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